Cataraid Martinique 2019 di Vincenzo e Luca

Con qualche giorno di ritardo vi racconto la nostra, (mia e di Luca), avventura alla regata Cataraid 2019 svoltasi a fine gennaio in Martinica.

L’avventura inizia per scherzo con un messaggio del mio amico svizzero Andy Lutz che mi invita ad iscrivermi alla regata raid prevista dal 28 gennaio al 2 febbraio in Martinica dove lui aveva già partecipato lo scorso anno. Mi precipito a studiare il percorso che prevede in 4 giorni il giro completo dell’isola della Martinica, con un giorno di riposo tra le prime due giornate e le ultime due di regata.

L’isola già in internet appare stupenda verde rigogliosa, e l’idea di andare in catamarano a fine gennaio in acque calde è fantastica, considerando anche che gran parte delle spese sono sostenute dagli sponsor che ci offrono vitto ed alloggio per l’equipaggio con la richiesta di un piccolo extra per gli accompagnatori, nel nostro caso le nostri mogli, (alla fine hanno regalato il soggiorno anche a loro).

Punto dolente il carico della barca sul container che parte dalla Francia ma da dove lo scopriamo solo qualche giorno prima di Natale e l’imbarco è il 21 dicembre da Gravelines in Alta Francia al cantiere BCM, ad oltre 1100 km da Milano.

Viaggio trasformato in vacanza  con permanenza di qualche giorno sulle coste a nord della Francia di fronte le bianche scogliere di Dover con i mercatini di natale di Gravelins, (città stupenda circondata da un fossato pentagonale riempito d’acqua) dove con pochi euro ti servivano vassoio di ostriche e champagne.
Ritorno attraverso le campagne dello Champagne e cena della vigilia di Natale ad Epernay (nel cuore dello champagne) a base di foie gras e champagne, tanto per trattarsi bene.

Tornando alla regata, senza pensarci troppo provvedo alle iscrizioni e mi metto alla ricerca di un compagno di avventura. Propongo l’avventura al mio amico e compagno di uscite Vincio e poi a Luca Bertani, con il quale ci eravamo divertiti al mondiale f18 di Grosseto nel 2013. Luca senza neppure pensarci su mi dà la sua disponibilità e Giulia ed Ida le nostre mogli spingono ancor più di noi per la regata – vacanza.
Si comprano così i biglietti aereo per poco più di 300 euro a persona con partenza prevista per il 24 gennaio e ritorno il 4 febbraio. Vengo contattato più volte dall’organizzazione che ci comunica di averci destinato una villa per il nostro soggiorno.

Giorno 24 da Milano si arriva in Martinica, dopo aver fatto scalo a Parigi ed all’aeroporto primo inconveniente, veniamo convocati perché i bagagli allo scalo di Parigi non sono stati imbarcati, (Alitalia non brilla per organizzazione) gentilmente ci offrono un kit di sopravvivenza e ci comunicano che avremo i nostri bagagli solo per il giorno successivo con consegna direttamente nel luogo di soggiorno. In aeroporto Andiamo a prenotare un automobile ma scopriamo che è impossibile prenotare e che le auto sono esaurite così con un taxi andiamo a le Robert dove ci accoglie un responsabile dell’organizzazione di regata, il sig Nono, il quale con gentilezza e sempre con il sorriso ci invita a sederci e tira fuori nonostante siano ancora le 16 (ora locale) almeno 4 bottiglie di Rum diverso che ci offre come benvenuto.

Dopodichè ci accompagna alla residenza a noi destinata. Una bellissima villa arredata con molto gusto ed un giardino tenuto in maniera impeccabile con una vista mozzafiato sulla baia delle Robert. Inoltre la villa è dotata di piscina illuminata di sera con colori cangianti che ogni mattina viene maniacalmente pulita da un giardiniere che ci raccoglie e ci porta a tavola anche qualche limone per la colazione. Il paradiso!

Mattina successiva con Luca montiamo la barca già arrivata a Schoelcher col container partito da Gravelins e in serata facciamo festa con gli altri partecipanti per la maggior parte di nazionalità francese e Belga, e con gli amici spagnoli. Inutile dirlo il tema dominante è sempre il rum agricolo che mescolato con coca cola e altri succhi è sempre ricorrente in qualsiasi occasione festaiola, compreso i rinfreschi a termine delle lunghe regate.

Il meteo offre temperature intorno ai 28 gradi ma inconveniente sempre ricorrente sono i numerosi temporali e piogge che si alternano durante le giornate. Intanto il nostro amico Nonò ci procura un’auto a noleggio (indispensabile per gli spostamenti) così il sabato lo trascorriamo alla ricerca delle spiagge caraibiche più belle, A Carbert dopo un pranzo a base di gamberi (la cucina non è di certo il loro forte) accompagnata da aperitivi a base di rum ci imbattiamo in una festa in spiaggia con musica suonata con bonghi e tamburi e con conchiglie svuotate dove tutti ballano a ritmo caraibico, in tale occasione il nostro Luca si dimostra abile batterista, così subito ingaggiato dai musicisti locali.

Domenica finalmente si va in acqua, si verifica che tutto sia montato a dovere, e si svolge la regata di prova a  Schoelcher, con Luca con cui non esco in barca da anni (2013) rimaniamo in acqua fino a tardi, il vento salta parecchio con raffiche improvvise dopo situazioni di bonaccia completa, siamo però solo nella baia di Schoelcher dove domani è prevista la partenza della regata.

Purtroppo questa edizione risulta molto condizionata dalla presenza delle sargassi, alghe di grossa estensione che hanno invaso il versante est dell’isola e che hanno costretto ad una modifica del percorso inizialmente previsto, non più la circumnavigazione dell’isola ma 4 giornate di regata sulla costa sottovento dell’isola, partenza da Schoelcher a Precheur ritorno sempre a Schoelcher poi da Schoelcher a le Marin e ritorno sempre a Schoelcher  per un totale di circa 240 miglia, oltre ad una regata conclusiva prevista il sabato nella baia di Schoelcher.

Lunedì prima tappa, da Schoelcher a Precheur, partiamo bene di bolina in direzione della baia di Fort de France dove dobbiamo lasciare a destra una boa verde di segnalazione (il comitato non fornisce alcuna coordinata gps del percorso). Una volta in prossimità della baia di Fort de France vento sui 12 nodi abbastanza costante è incredibile constatare che di boe verdi usate per la segnalazione ce ne sono più di una ed è incredibile che quella che noi dobbiamo girare si trovi sotto vento ad una nave della Costa Crociere alta 50 mt per cui una volta raggiunta la boa tutta la flotta si ferma per riuscire a recuperare aria da far scorrere nelle vele (con gli organizzatori che se la ridono di fronte alle difficoltà della flotta, considerando questa una regata tecnica); si dà così gennaker e qui il primo intoppo per noi:  rompiamo gli ultimi 15 cm della drizza per cui ci si prospetta una lunga sofferenza, 50 miglia a vele bianche.

La mancanza di spy ci obbliga a fare meno strada così decidiamo di rimanere vicini alla costa risalendola. La flotta si dirige al largo e qui la prima sorpresa, bonaccia totale al largo, il vento gira e per fortuna ci troviamo di bolina, arriviamo alla boa di disimpegno subito dopo le Carbet (punto di riferimento dato dagli organizzatori: un edificio blu)  dove ci accorgiamo di aver ripreso buona parte della flotta avendo avuto la fortuna di navigare lungo costa con aria sui 10 nodi ed addirittura un traverso rafficato con oltre 25 nodi.

Speriamo in un accorciamento del percorso prospettato dagli organizzatori possibile già in partenza di regata anche perché rimane ancora da girare l’isolotto la Perle a nord ovest dell’isola per poi tornare a Le Precheur sotto gennaker. L’isolotto da girare si trova nel punto estremo a nord ovest dell’isola, dove si sente l’influenza del mare aperto con onda formata e con vento che continua a saltare e cambiare di intensità, oltre a banchi di alga che ci vengono incontro. I primi a girare l’isolotto sono i francesi Orion-Gate e subito a seguire si scorgono gli scafi arancioni di Boulogne padre e figlio.

Tra l’isolotto e la terra il vento è quasi assente e nell’onda profonda senza propulsione delle vele la sensazione è quella di “un turacciolo in balia del mare” (sensazione di Luca che nel frattempo si agita ed impreca). Con tanto sacrificio e privi di gennaker arriviamo a Le Precheur dopo 4 ore di regata con un ultima ora interminabile sballottati dalle onde.  La prima è fatta.

Il martedì col pulmino degli organizzatori raggiungiamo la spiaggia di Precheur (quasi 2 ore di viaggio nel traffico martinicano), ripariamo la drizza e ci accingiamo al ritorno a Schoelcher con allungamento del percorso dentro la baia di Fort de France qualche miglia a sud rispetto all’arrivo. Si parte di gennaker, 10/12 nodi, mare abbastanza piatto 40 cm d’onda, la flotta si divide subito i Boulogne si dirigono verso terra seguendo la costa mentre gli altri equipaggi francesi Orion-Gate e Bontemps Moreau con metà della flotta va verso il largo. Dopo mezzora di navigazione ci accorgiamo che la barca non va, che facciamo fatica a farla partire, siamo un equipaggio su di età quasi 110 anni in due e neppure leggeri inoltre con un Wildcat che però in condizioni di mare piatto non dovrebbe soffrire così. Luca si gira dietro e vede un equipaggio martinicano appeso agli scafi a pulire timoni e derive dai sargassi. Mi chiama all’ordine e ci accorgiamo che stiamo navigando con attaccato un banco di alghe, pulisco derive e timoni e finalmente si va. Constatiamo che durante tutta la tappa buona parte dei partecipanti con cadenza costante si ferma per pulire derive e timoni dalle alghe.

Il vento continua a saltare, intensità media di 8/12 nodi a cui si alternano raffiche improvvise da 30 nodi e pertanto assistiamo qualche scuffia, ed i prodieri sempre dentro fuori al trapezio, a metà percorso il vento cala a terra, Bolougne è fermo ed anche chi è andato fuori è fermo per mancanza di vento. Noi insieme ad un equipaggio belga troviamo un buon canale al centro che ci porta su fino alla testa della flotta, ci illudiamo che la tattica conservativa di quelli che controllano possa avere buon esito finchè anche per noi si spegne il vento, e tutti rimaniamo per diversi minuti fermi, c’è chi prova a issare il gennaker, chi prova a risalire di bolina. Riparte la flotta al largo, scelta migliore e piano piano anche a terra si iniziano a muovere, mentre noi a metà strada soffriamo. Si arriva come si può a Fort de France ed ancora si gira la boa verde sottovento alla solita nave crociera, e si procede sempre più dentro la baia dove finalmente si alza un bel vento sui 15 nodi che di gennaker ci riporta indietro a Schoelcher dopo altre 3 ore e 40 di navigazione. Il campo di regata è difficile, il meteo è molto instabile, fa caldo e piove almeno 4 volte al giorno anche con scrosci violenti. L’organizzazione è sempre sorridente e scherzosa con tutti, ed a terra ci si raccontano più disavventure e si discute sul campo di regata impossibile.

Mercoledì Giorno di riposo, da giovedì si andrà a sud ovest dell’isola, con Luca studiamo a tavolino il percorso pubblicato dagli organizzatori e decidiamo di andare in macchina a vedere la costa ed i passaggi da fare nella regata di giovedì arrivando fino a Le Marin. Ahimè però finisce qui per noi la nostra partecipazione, il pomeriggio di mercoledì mi accorgo di avere la febbre alta, mi bombardo di tachipirina ma sia per giovedì che venerdì mi tocca rimanere a letto con febbre alta, cerco di rimettermi per fare la regata di chiusura di sabato prima di smontare tutto e rimettere la barca in container, ma sabato mattina arriviamo al circolo di Schoelcher  con la pioggia dove almeno altre 6 barche sono ferme a terra, molti si sono dovuti fermare per influenza, compreso il mio amico Lutz anche lui con febbre alta.

Con Luca decidiamo così di smontare con calma e caricare la barca, peccato chi sa mai ci riproviamo nei prossimi anni. Altro aspetto che mi piace sottolineare e che ricorderò è la disponibilità della Famiglia Boulogne prima per l’accoglienza della signora Anne a Gravelins al momento della spedizione della barca e per ultimo del figlio Jean per la sua disponibilità ad aiutarci a caricare la barca in Martinica.

Per chi avesse voglia di provare in futuro, l’organizzazione è molto approssimativa non si conosce fino all’ultimo le date di imbarco nei container dalla Francia, inoltre l’organizzazione non da alcuna coordinata delle boe da girare, niente gps seppur richiesto, niente razzi di sicurezza seppur richiesti, a compensare tutto ciò è da ammirare la cordialità degli organizzatori, disponibili e sempre col sorriso, attenti anche a fornirci l’assistenza necessaria.

Il rum non manca mai, anche dopo ore di navigazione mescolato con coca cola sostituisce l’acqua. L’isola è molto bella, verdissima, probabilmente visto anche la pioggia; la cucina creola è quasi improbabile: purea di banane e christophine e chi sa cos’altro; dolce sempre accostato a fritture di pesce o grigliate di pollo speziato. Il costo della vita è del tutto europeo: per cenare fuori si spende come nelle nostre città europee; la frutta è carissima e spesso neanche buona.

In compenso ci siamo organizzati molto bene a casa con spaghettate e piatti italiani in un angolo di paradiso dalla vista mozzafiato.

Per chi nei prossimi anni decide di affrontare l’avventura, consiglio in acqua di dare un occhio sempre alle appendici ricordandosi dei sargassi e soprattutto ricordarsi di prenotare un auto sin da subito, è indispensabile.

Vincenzo e Luca

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